Agrigento 25/05/2026 Crisi idrica ad Agrigento – Cgil: “La scelta di Siciliacque di ridurre la portata idrica è inaccettabile”.
“La scelta di Siciliacque è inaccettabile: si scaricano sui cittadini agrigentini responsabilità politiche e gestionali che non possono ricadere sulle famiglie, sulle imprese e sui territori già stremati dalla crisi idrica”. La comunicazione con cui Siciliacque annuncia la riduzione delle forniture idriche ad AICA rappresenta un fatto gravissimo che rischia di aggravare ulteriormente una situazione già drammatica per l’intera provincia di Agrigento, da mesi costretta a convivere con turnazioni, disservizi, interruzioni continue e pesanti sacrifici sociali ed economici. Ancora una volta a pagare saranno i cittadini, mentre si continua ad assistere ad uno scontro tutto finanziario e burocratico che non offre alcuna soluzione concreta all’emergenza acqua. È inaccettabile che, a fronte di ingenti risorse pubbliche già destinate dalla Regione Siciliana a sostegno del sistema idrico e della stessa Siciliacque, si arrivi oggi ad una decisione che finisce per colpire esclusivamente il territorio agrigentino. Una società privata che ha beneficiato di importanti interventi economici pubblici non può pensare di affrontare il problema riducendo l’erogazione di acqua ad una popolazione già esasperata. Ancora più grave appare il ruolo passivo del Governo regionale, che fino ad oggi non è stato capace di imporre una vera mediazione istituzionale né di garantire il diritto essenziale all’acqua. La Regione Siciliana non può limitarsi ad assistere allo scaricabarile tra enti e gestori: ha il dovere politico e morale di intervenire immediatamente per impedire ulteriori riduzioni delle forniture e per tutelare cittadini, famiglie, attività produttive e comuni. Ma in questo momento delicatissimo è necessario anche un forte scatto di responsabilità da parte dei sindaci della provincia di Agrigento, che hanno il dovere istituzionale e morale di spogliarsi delle appartenenze politiche e delle logiche di schieramento per fare quadrato attorno ad AICA e difendere il diritto dei cittadini all’acqua. Naturalmente isolando i sindaci morosi che lucrano su tutti gli altri comuni contribuendo a determinare questo stato di crisi perenne. I sindaci rappresentano le comunità locali e non possono assistere passivamente ad una decisione che rischia di aggravare ulteriormente i disagi quotidiani di migliaia di famiglie. Serve unità istituzionale, serve una posizione compatta e determinata nei confronti della Regione e di Siciliacque, perché la tutela dei cittadini deve venire prima di qualsiasi divisione politica. La provincia di Agrigento non può diventare il terreno su cui si consumano conflitti economici e strategie di pressione finanziaria. L’acqua è un bene primario e un diritto fondamentale, non uno strumento di ricatto. Per queste ragioni chiediamo con urgenza: il ritiro immediato della decisione di riduzione delle forniture;
- l’apertura di un tavolo straordinario con Regione, AICA, ATI e Siciliacque;
- un piano emergenziale concreto che garantisca continuità idrica ai cittadini;
- piena trasparenza sull’utilizzo delle risorse pubbliche già stanziate dalla Regione Siciliana;
- una presa di posizione unitaria dei sindaci dell’agrigentino a tutela delle comunità locali.
Le istituzioni regionali escano finalmente dal silenzio e si assumano la responsabilità di governare una crisi che sta mettendo in ginocchio un intero territorio copn l’estate che incombe.
Non è più tempo di giustificazioni: i cittadini agrigentini meritano rispetto, risposte e acqua nelle proprie case.
Il Segretario generale Alfonso Buscemi
