FILCAMS: Lavoratori Centro Prima Accoglienza di Lampedusa in agitazione scrivono al Prefetto

 

“I lavoratori addetti al servizio di prima accoglienza del CPSA di Lampedusa  per rivendicare un diritto sancito dalla legge e dal CCNL (la retribuzione)  sono costretti – dichiara Franco Castronovo , Segretario Generale FILCAMS AGRIGENTO, ad adire a forme di lotta sindacale, i sopracitati lavoratori pur continuando a garantire il servizio lamentano pagamenti di stipendi con notevoli  ritardi e condizionicastronovo_cgil contrattuali non legittimi in regime di appalto”.

La vicenda ha inizio nel settembre del 2014, quando le Misericordie D’Italia si aggiudicarono la gara per la gestione del Centro di Accoglienza di Lampedusa, anziché assumere direttamente tutto il personale, come sancito dalle clausole di salvaguardia, con contratti a tempo indeterminato, affidarono il personale ad un’agenzia interinale, che prese in carico i lavoratori con contratti a termine e con rinnovi bimestrali o addirittura mensili.

Tale condizione non condivisa dalla FILCAMS  fu tempestivamente comunicata alla Prefettura,  nella qualità di Ente committente.

Da quel  giorno – continua Castronovo – i problemi diventarono sempre più insostenibili, infatti ad oggi si sono susseguite 3 agenzie interinali e i lavoratori che si sono trovati in stato di malattia non sono stati assunti dalle rispettive agenzie subentranti.

Ieri abbiamo contattato il Responsabile del personale delle Misericordie Dott. Maione Arnaldo, alla nostra domanda sul pagamento degli stipendi del mese di Gennaio, ci ha risposto che pagherà quando la Prefettura avrà saldato le fatture del mese di  competenza e ribadisce che per il futuro sarà sempre cosi e  non intendono anticipare soldi per pagare stipendi.

Riteniamo doveroso ribadire  che le discordie tra Ente committente e Azienda, non possono essere causa di mancato pagamento dello stipendio e causa di discordie e squilibri familiari, nel contempo vogliamo ancora una volta evidenziare che la retribuzione è un diritto e non può essere scambiata come atto di elemosina e sinonimo di mortificazione della dignità del lavoratore”.